Badanti assoldate da cooperative e spedite a lavorare nelle famiglie come libere professioniste, con assunzioni a partita Iva; è questo un fenomeno in crescita e secondo alcuni studi riguarderebbe migliaia di donne straniere.

Queste persone vengono contattate da determinate cooperative che, una volta firmati numerosi documenti tra cui l’Iscrizione alla Camera di Commercio e, in alcuni casi, alla cooperativa stessa, vengono mandate a casa delle persone bisognose di cure.

Un fenomeno che ha ripercussioni pesanti anche a livello contrattuale, sia per le lavoratrici sia per gli anziani, costretti a firmare clausole che prevedono un’esclusiva dell’agenzia nei confronti della lavoratrice attraverso un sistema di pesanti penali.

Conti alla mano, le famiglie che si appoggiano a queste cooperative spendono molto di più di quello che spenderebbero facendo un contratto regolare di assunzione secondo il Contratto nazionale del lavoro domestico; con il rischio di dover sborsare altri soldi in quanto, in caso di controversie, risponde la famiglia utilizzatrice e non la cooperativa.

Purtroppo le normative attuali, a causa di un buco giuridico, non consentono di dichiarare l’illegittimità di questa prassi; ma è fuori dubbio che ci si stia approfittando di lavoratrici deboli contrattualmente e di clienti deboli emotivamente.

 

Fonte: Eco di Bergamo

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