Ultimo agg. 16 Marzo 2020

Coronavirus, Conte firma il Dpcm 11 marzo 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il nuovo Dpcm recante ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 sull’intero territorio nazionale che producono effetto dalla data del 12 marzo 2020 e sono efficaci fino al 25 marzo 2020.

Riteniamo che i lavoratori domestici non siano coinvolti nel nuovo stop stabilito nel DPCM, sono sospese solo le attività di commercio al dettaglio e di ristorazione . Il resto prosegue con le prescrizioni sanitarie già da tempo stabilite e con le cautele del caso. Sul lavoro domestico nulla è stato detto e continueremo a monitorare e richiedere alla istituzioni di pensare anche ad una forma di ammortizzatore sociale e aiuti economici alle famiglie datrici di lavoro domestico.


MA… FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA:


Se il collaboratore domestico non se la sente di lavorare o la famiglia teme un contagio?

La famiglia è responsabile dell’ambiente in cui lavora una colf o una badante. Ma, con l’emergenza coronavirus in corso, ora è obbligata ad informare il collaboratore domestico sui rischi che si corrono.

Se da una parte prolifera lo smart working, cioè la possibilità di non andare in ufficio e di svolgere la propria attività da casa, per i lavoratori domestici questa opzione non esiste: non è possibile pulire una stanza o accudire un anziano via Internet. In piena emergenza, però, si pongono soprattutto due problemi:

1. che i lavoratori non vogliano presentarsi al lavoro per evitare dei contatti diretti con altre persone.
2. l’esatto contrario: che sia la famiglia ad avere paura di un possibile contagio dal collaboratore domestico.

L’incubo diventa più pesante se la badante deve assistere una persona anziana e malata, quindi più soggetta al contagio e a fare una brutta fine, come le cronache ci dicono da quando il coronavirus si è manifestato in Italia.


Cosa si deve o cosa si può fare con colf e badanti in questa situazione?

Il datore di lavoro può avvalersi della sospensione di lavoro extraferiale, disciplinata dal contratto nazionale di categoria. L’accordo sindacale, infatti, stabilisce che per esigenze del datore di lavoro si può decidere una sospensione del lavoro per un determinato periodo di tempo, fermo restando il pagamento della retribuzione senza che vengano scalate ferie o permessi.

1. Se un lavoratore NON SE LA SENTE di recarsi presso il proprio datore di lavoro a prestare attività lavorativa per diverse ragioni (paura, rischio contagio, figli da accudire ecc…) tale assenza dovrà essere considerata come normale periodo di ferie o permesso non retribuito in accordo tra le parti.

2. Se un lavoratore NON PUO’ recarsi presso il proprio datore di lavoro a prestare attività lavorativa per ragioni di salute (sintomi influenzali, bronchiti, polmoniti ecc…) dovrà contattare il proprio medico di base e farsi rilasciare il certificato di malattia o numero di protocollo attestante i giorni di prognosi. Tale assenza verrà quindi considerata come malattia.

3. E’ possibile anche pattuire con il proprio datore di lavoro un recupero orario: il datore di lavoro in accordo con il lavoratore potrà appuntarsi le ore perse dal lavoratore e programmare un recupero orario nei mesi a venire.

Resta inteso che, a tutela delle parti, è prudente che tutti gli accordi di cui sopra avvengano in forma scritta con modulo firmato da scambiarsi tra le parti: una copia la conserva il datore di lavoro e una il lavoratore.

Il ministero dell’Interno ha precisato che gli spostamenti “giustificati” dovranno essere attestati mediante autodichiarazione, che potrà essere resa anche seduta stante attraverso la compilazione di moduli forniti dalle forze di polizia.

Clicca QUI per scaricare il fac-simile della prescritta autodichiarazione predisposta dal Ministero dell’Interno, che potrà essere utilizzata dai lavoratori.

Clicca QUI per scaricare l’integrazione del documento sopra da redigere a cura del datore di lavoro.


Da quando SAF ACLI esiste non ci siamo mai fermati e non lo faremo di certo adesso, pur con tutte le precauzioni dettate dalla legge, dal rispetto della salute altrui e ovviamente dal buon senso. Le situazioni possono cambiare a velocità rapidissima, l’importante è saper adattarsi al cambiamento. SAF ACLI  farà in modo – fin quando durerà lo stato di emergenza – di non lasciarsi alle spalle le esigenze dei propri clienti!

In che modo? In primis attraverso l’aiuto della tecnologia e poi adattando la nostra capacità di assistenza in base alle richieste e alle urgenze delle famiglie. Questo vuol dire che l’attività delle sedi non si fermerà.

Visto che per ovvie ragioni di sicurezza è bene restare a casa, l’assistenza vera e propria sarà ugualmente erogata tramite altri canali messi a vostra disposizione: mail, telefoni, web, social… insomma tutto ciò che l’era digitale ci offre. I nostri family tutor, attraverso questi strumenti, offriranno tutta la disponibilità e competenza per non compromettere la gestione dei bisogno familiari e delle pratiche per non bloccare lo svolgimento generale delle attività. 

Insomma, la tecnologia ci permette di starvi vicino, seppure a distanza! E’ solo un momento che passerà.

La cosa fondamentale è continuare ad esserci seppure in altre forme, ma esserci.

#NOICISIAMO …sempre!

Ascolta l’intervista realizzata da Radio Marconi al nostro Direttore Simone Bellezza per comprendere al meglio come gestire il rapporto di lavoro con colf, badanti e baby sitter in questa situazione così particolare!