Timbratura di colf e badanti: facciamo chiarezza lavoro domestico
Orario e timbratura nel lavoro domestico secondo la Corte di Giustizia Ue
Secondo la Corte di Giustizia Ue ad oggi i datori di lavoro domestico dovranno dotarsi di un sistema di registrazione dell’orario di lavoro. La sentenza nella causa C-531/23 non fa mai riferimento alla timbratura di un cartellino, all’introduzione di un badge, o di qualsiasi altro strumento tecnologico. Consideriamo che non tutti i datori di lavoro domestico sarebbero in grado di gestirlo, in primis l’anziano non autosufficiente.
La sentenza della Corte di Giustizia Ue indica solo l’obbligo di predisporre un sistema che consenta di misurare la durata dell’orario giornaliero dei collaboratori domestici. Non di come farlo.
In Italia, lavoro domestico in regola, con la giusta registrazione dell’orario
Il nostro ordinamento non prevede, nel settore domestico, alcun obbligo di registrazione o strumento di rilevazione dell’orario di servizio.
Le nostre famiglie che operano secondo le regole del Ccnl del lavoro domestico già misurano l’orario giornaliero dei propri collaboratori domestici grazie agli strumenti obbligatori e previsti dal contratto stesso: accordo di lavoro, buste paga, bollettino dei contributi e dichiarazione sostitutiva CU.
Giorni di lavoro, orari, durata della prestazione e luogo di lavoro sono indicati nella lettera di assunzione. Eventuali variazioni dovrebbero essere riportate nella busta paga mensile, che la famiglia è tenuta ad aggiornare, firmare e scambiare con il collaboratore. La busta paga redatta correttamente include già informazioni utili alla tracciabilità: ferie, straordinari, festività, malattia, ed eventuali altre assenze.
Se avete dei dubbi sull’applicazione del CCNL del lavoro domestico potete rivolgervi a noi. Il vostro Family Tutor potrà fornirvi tutti i documenti obbligatori richiesti dalla norma vigente e darvi tutte le indicazioni corrette perché possiate registrare gli eventi nel corso del vostro rapporto di lavoro.
Il problema emerge per le famiglie che scelgono il lavoro “in nero” o “in grigio” per risparmiare. Per loro, la sentenza rappresenta un incentivo a regolarizzare il rapporto di lavoro.
Il fatto: sentenza della Corte di Giustizia Europea nella causa C-531/23
Il caso oggetto della causa trae origine da una disputa, in Spagna, tra una collaboratrice domestica e la famiglia che l’aveva licenziata. Il tribunale spagnolo, dubitando della compatibilità della normativa nazionale – che esenta i datori di lavoro domestico dall’obbligo di registrare l’orario lavorativo – con il diritto europeo, ha interpellato la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Questa, basandosi sul caso specifico, ha stabilito che i datori di lavoro domestico debbano predisporre un sistema per misurare la durata dell’orario giornaliero dei collaboratori, come previsto dalla direttiva UE sull’organizzazione dell’orario di lavoro. La mancanza di tale sistema priverebbe i lavoratori della possibilità di verificare le ore svolte. Tuttavia, la Corte ha anche riconosciuto che per il settore domestico possono essere previste deroghe specifiche, purché non compromettano diritti fondamentali, come la durata massima settimanale del lavoro.
La sentenza della Corte Europea non risolve la controversia nazionale, nel caso specifico quella spagnola. Spetta, infatti, al giudice risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. Tuttavia, tale decisione vincola egualmente gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile.
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