Dare la busta paga è un obbligo?

Dare la busta paga alla propria collaboratrice domestica (badante, colf o baby sitter) è un obbligo contrattuale che non può essere sostituito dalle semplici ricevute.

La consegna del cedolino paga tutela il datore di lavoro, che in quel modo può facilmente archiviare e consultare le competenze versate alla lavoratrice, per meglio difendersi in caso di richieste incongrue, magari dopo alcuni anni dall’inizio del rapporto di lavoro.

Inoltre, consegnando la busta paga la badante recepisce la trasparenza e correttezza del datore di lavoro e quindi lavora più serenamente, senza quegli attriti che nascono spesso da una gestione familiare del rapporto di lavoro; in secondo luogo la consegna del cedolino mensile “firmato” ha un valido carattere di deterrenza in caso di possibili vertenze di lavoro future.

È possibile assumere una persona senza permesso di soggiorno?
NO, in caso contrario si può andare incontro a denunce di carattere penale.
Quali permessi di sogg. consentono l’apertura di un contratto di lav. domestico?

Per poter lavorare in Italia il cittadino straniero non comunitario deve essere in possesso del permesso di soggiorno valido per aprire un contratto di lavoro domestico.

Nell’elenco sottostante sono indicati i principali motivi di rilascio del permesso di soggiorno che consentono l’assunzione del lavoratore non comunitario.

Si rinvia comunque al Testo Unico in materia di immigrazione, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, e al regolamento adottato con il d.p.r. 31 agosto 1999, n. 394, per maggiori dettagli in riferimento alle condizioni di rilascio di ogni singolo titolo di soggiorno.

  • Permesso di soggiorno per lavoro subordinato
  • Permesso di soggiorno per lavoro autonomo
  • Permesso di soggiorno per attesa occupazione
  • Permesso di soggiorno per motivi familiari
  • Permesso di soggiorno per assistenza minori
  • Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • Permesso di soggiorno per assistenza minori (con particolari clausole)
  • Permesso di soggiorno ex.art.31 (con particolari clausole)
  • Permesso di soggiorno per studio (con particolari clausole)
  • Carta di soggiorno di familiari di un cittadino dell’Unione europea
  • Carta di soggiorno permanente

Esistono altri motivi di rilascio del permesso di soggiorno che man mano si valutano a seconda dei casi, l’operatore Saf Acli di riferimento appoggiato dallo sportello immigrazione delle Acli potrà fornivi assistenza in merito.

Quanti giorni di ferie spettano per un anno di lavoro?

Per un anno di lavoro spettano 26 giorni lavorativi di ferie (qualunque sia l’orario di lavoro settimanale).

Ogni anno deve essere garantito ai lavoratori domestici un periodo di riposo, dei giorni di ferie continuativi per recuperare energie fisiche e psichiche. Al momento dell’assunzione, il datore di lavoro si accorda con il dipendente sul periodo dell’anno in cui godere delle ferie. I lavoratori stranieri possono chiedere di cumulare le ferie di due anni (non di più) così da programmare con più comodità il rientro nel Paese d’origine.

I giorni di ferie non goduti, possono essere spesi in un altro periodo. Se il rapporto di lavoro finisce invece, le ferie possono vengono rimborsate economicamente nel conteggio di liquidazione e vanno pagati i contributi INPS sulle ore di ferie non godute.

Non rientrano nel periodo di riposo i giorni di malattia o infortunio e le festività nazionali. In caso di dimissioni o licenziamento quindi, al lavoratore spettano tanti dodicesimi del periodo di ferie, quanti sono i mesi di effettivo lavoro, anche se non è stato completato un anno.

La mia lavoratrice non vuole godere delle ferie e mi chiede il pagamento delle stesse…è possibile?

Non è possibile, le ferie sono un diritto irrinunciabile del lavoratore.

A norma dell’Art.10 del D.Lgs. 8 Aprile 2003, n.66, un periodo minimo di 4 settimane per ogni anno di servizio NON PUO’ essere sostituito dalla relativa indennità.

Cos’è l’indennità di vitto e alloggio?

Il datore di lavoro in caso di contratto in regime di convivenza fornisce vitto e alloggio alla/al lavoratrice/lavoratore; quando la/lo stessa/stesso non ne usufruisce materialmente (esempio quando è in ferie o nel mese di 13ma) il datore di lavoro è tenuto al riconoscimento in denaro del mancato godimento di vitto e alloggio che viene sommato alla normale retribuzione mensile.

La valorizzazione è stabilita dal CCNL e varia ogni anno.

I contributi Inps vengono calcolati considerando lo stipendio mensile?
No, i contributi Inps sono calcolati in base alle ore di lavoro effettive, indipendentemente dallo stipendio percepito.
Se assumo una persona dichiarando meno ore, mi costa meno di contributi?
SI, ma se la realtà non corrisponde a quanto dichiarato, si può incorrere in denunce successive da parte del Lavoratore tramite vertenza sindacale.
Cosa succede quando una lavoratrice resta assente per 2 o 3 mesi?

Prima della sua partenza bisogna stabilire quante ferie ha maturato, se la lavoratrice chiede di restare assente per un periodo più lungo è bene farle fare una richiesta scritta con l’evidenza del giorno di rientro al lavoro ed è bene che il datore di lavoro, se d’accordo, metta per iscritto la sua concessione.

Tutto ciò è utile per tutelare il datore di lavoro in caso di non rientro da parte della lavoratrice nei tempi prestabiliti; in tal caso infatti il datore di lavoro può avvalersi dell’ultimo comma dell’art. 21 del CCNL “le assenze non giustificate entro il quinto giorno, ove non si verifichino cause di forza maggiore, sono da considerarsi giusta causa di licenziamento”

Come bisogna comportarsi quando la lavoratrice richiede il pagamento mensile dei ratei di 13a e del TFR?

Contrattualmente la 13a va pagata in occasione del Natale o rateizzata, in accordo tra le parti, mese per mese nella busta paga.

Il TFR (lo dice anche la sigla stessa – Trattamento di fine rapporto) deve essere pagato a fine rapporto, con la clausola che il CCNL prevede l’erogazione dello stesso, dietro richiesta scritta del lavoratore, per non più di una volta l’anno nella misura massima del 70%. Se si deroga a questi principi con accordi personali, si può incorrere a future ulteriori richieste da parte della lavoratrice anche attraverso vertenze sindacali.

Quando un lavoratore è assente per malattia, come si deve comportare il datore di lavoro?
Innanzitutto la malattia deve essere comprovata da un certificato medico, che non deve essere spedito all’Inps come avviene per gli altri dipendenti, ma va conservato dal datore di lavoro e spedito al proprio operatore SAF ACLI di riferimento, il periodo di malattia verrà conteggiato in busta paga in base a quanto descritto dall’art. 26 del CCNL.
Esiste la possibilità di avere un contributo dal mio comune?

Tutti i Comuni (con modalità diverse) contribuiscono tramite  piani socio-assistenziali, nei confronti delle persone bisognose.

È utile rivolgersi all’assistente sociale per sapere se il Vostro Comune si è attivato per questo problema

La lavoratrice straniera ha diritto al pagamento del viaggio da parte del datore di lavoro quando si reca nel proprio paese di origine per ferie?
No, Il datore di lavoro deve impegnarsi nei confronti dello stato al pagamento delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel paese di provenienza solo in caso di rientro coatto.
Una lavoratrice domestica può chiedere l’astensione facoltativa per maternità?
Questa categoria di lavoratrici è esclusa da questo tipo di trattamento
Per una lavoratrice domestica c’è la possibilità di richiedere la maternità anticipata?
Anche per queste lavoratrici la maternità a rischio deve essere comprovata da certificato medico specialistico, vidimata dall’Ispettorato del Lavoro e fatta specifica richiesta all’INPS.
Per una lavoratrice domestica , visto che non c’è convenzione con il suo stato di nazionalità per avere diritto alla pensione cè la possibilità di ottenere indietro i contributi ?

Dal momento che non c’è una convenzione di sicurezza sociale tra Italia e il suo Stato , non è possibile procedere alla totalizzazione.

La Bossi-Fini cambia la normativa sulla restituzione dei contributi previdenziali versati.

L’art. 22, comma 11, del T.U. disponeva: “Salvo quanto previsto, per i lavoratori stagionali, dall’articolo 25, comma 5, in caso di rimpatrio il lavoratore extracomunitario conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati e può goderne indipendentemente dalla vigenza di un accordo di reciprocità. I lavoratori extracomunitari che abbiano cessato l’attività lavorativa in Italia e lascino il territorio nazionale hanno facoltà di richiedere, nei casi in cui la materia non sia regolata da convenzioni internazionali, la liquidazione dei contributi che risultino versati in loro favore presso forme di previdenza obbligatoria maggiorati del 5 per cento annuo”.

Ora questo comma è stato sostituito ad opera della Legge Bossi-Fini dal seguente “Salvo quanto previsto per i lavoratori stagionali dall’articolo 25, comma 5, in caso di rimpatrio il lavoratore extracomunitario conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati e può goderne indipendentemente dalla vigenza di un accordo di reciprocità al verificarsi della maturazione dei requisiti previsti dalla normativa vigente, al compimento del sessantacinquesimo anno di età, anche in deroga al requisito contributivo minimo previsto dall’articolo 1, comma 20, della legge 8 agosto 1995, n. 335″ (art. 22, comma 13, del nuovo testo).

In sostanza: per gli extracomunitari non è più possibile ottenere al momento del rimpatrio definitivo la liquidazione dall’Inps dei contributi versati a loro nome; i contributi restano all’Inps, ma al compimento dell’età di 65 anni i lavoratori potranno richiedere la pensione in Italia, anche se non avessero maturato l’anizanità contributiva minima (la legge non lo stabilisce espressamente, ma ovviamente la loro pensione non sarà integrata al minimo bensì sarà di ammontare proporzionale ai contributi versati).

Posso usufruire di agevolazioni fiscali se assumo una colf, badante o baby-sitter?

SI, con queste modalità:

Colf: Il datore di lavoro può dedurre dal proprio reddito, per importo massimo di 1.549,37 euro/anno, i contributi previdenziali INPS obbligatori (parte a carico del datore di lavoro). A tal fine è tenuto a conservare le ricevute dei bollettini Inps.

Badante: Il datore di lavoro può detrarre dall’imposta lorda il 19% delle spese sostenute per gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti (livello CS o DS), per importo massimo di 2.100 euro/anno.

La detrazione spetta al soggetto non autosufficiente o ai familiari che sostengono la spesa. Per poter usufruire di questa agevolazione sono necessari: Certificato medico che attesti la condizione di non autosufficienza e buste paga firmate dalla badante (il reddito complessivo non deve superare 40.000 euro).

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